L’accanimento contro il gioco d’azzardo lecito

In queste righe si è più volte sottolineata l’importanza di “dialogo tra operatori ed istituzioni” e quando questo è successo indubbiamente i risultati sono stati positivi: positivi per tutti, per i cittadini tutelandone la sicurezza, gli operatori tutelandone la loro attività, le istituzioni che avevano sempre il “tornaconto erariale” ed il rispetto delle normative. Quindi non può che far nascere negli operatori del settore del gioco d’azzardo un sentimento di amarezza quando si nota che il Sindaco di Ravenna continua a perseguire il settore del gioco lecito con dettami restrittivi relativi all’apertura e chiusura delle sale da gioco ed all’accensione delle “famigerate macchinette” e quindi discostandosi dai “pacati discorsi politici” che la Regione Emilia Romagna ha inteso effettuare con gli operatori del gioco lecito.

Il Sindaco di Ravenna quindi non condivide questo dialogo con gli operatori del settore: il gioco illegale batte quello lecito 23 a 17 -questi sono i miliardi rispettivamente fatturati dai due sistemi-, ed è, quindi, naturale che l’accanimento contro quello dei due che si sottopone a controlli (leggesi tributi) ed alle regole dettate da analitiche leggi di settore costituisca una scelta di per sé errata “istituzionalmente”. Non si può certo pensare che “tutti i problemi di ludopatia” e di ordine pubblico si possano accantonare con la limitazione di qualche ora nell’accensione degli apparecchi da gioco (lecito): sarebbe troppo facile ironizzare su questo, poiché certamente il ludopatico non diventerà responsabile ed “educato” allo scoccare dell’ora stabilita dall’ordinanza! Purtroppo, però, non vi è più margine per l’ironia…